edra: 1987-2009 poco più di vent’anni per diventare azienda di riferimento del made in Italy dell’arredo.
1987: un esordio anticonvenzionale con la collezione “I nuovissimi”, pezzi di giovani designer alle loro prime prove con la produzione di serie.
Un forte sviluppo basato sulla qualità, l’innovazione, la funzionalità e la formalità dei suoi prodotti.
Un percorso design oriented, guidato dall’art direction di Massimo Morozzi, noto esponente del movimento radicale, che ha dato riconoscibilità e coerenza alle collezioni.
Un’attitudine da talent scout che le ha permesso di raccogliere attorno al progetto le personalità più interessanti del nuovo design.
Un approccio multiculturale, sensibile ai linguaggi dell’arte, della moda e del costume, che l’ha condotta a produrre pezzi segnale, divenuti icone del design contemporaneo.
L’abilità nell’utilizzare tecnologie avanzate e sapiente manualità.
Un uso felice e libero del colore in un’ampia varietà di tonalità.
Una continua sperimentazione sulle materie, dal tessile, ai pellami, ai metacrilati, ai legni… e sulle loro lavorazioni, per dare ai prodotti una finitura sempre più espressiva.
La capacità di utilizzare le competenze tacite del proprio territorio e di cogliere i fermenti vitali di paesi lontani.
Il talento nel trasformare i localismi in un linguaggio globale, capace di parlare sia alla ragione sia all’emozione.
Un catalogo paragonabile a una galleria di personaggi, ciascuno con la propria singolare storia.
Una serie di imbottiti che hanno rinnovato la storia del comfort, adattandosi al corpo e accompagnandolo in ogni sua possibile postura.
Mobili componibili in una pressoché infinita varietà di configurazioni per costruire vere e proprie architetture domestiche.
La scelta del “glamour” e dell’altissima qualità per esaltare il valore di ogni prodotto, senza cadere in ridondanze decorative.
Un’immagine brillante, sempre in anticipo sui tempi, che l’ha imposta all’attenzione dei media.
Una presenza incisiva che le ha consentito di partecipare a importanti mostre in Italia e all’estero, di essere presente nelle collezioni di importanti musei – tra gli altri, il MoMA di New York, il Beaubourg e Les Arts Décoratifs di Parigi – e di arredare prestigiosi spazi privati e pubblici.
Una filosofia d’impresa, autonoma dalle suggestioni degli stili, che ha dato nuova energia al design italiano.
2007: per il ventesimo compleanno, una festa nel nuovo showroom di Perignano (Pisa) e la pubblicazione, dopo “Interiors with Edra” (ottobre 2006), di “True stories con Edra”, un piccolo libretto di ricordi di vent’anni di lavoro.
2009: una nuova conferma della propria personale vocazione con la presentazione dei nuovi prodotti, il divano Cipria, il contenitore a colonna su ruote Segreto, il mobile singolo Scrigno e la specchiera da parete Miraggio, tutti di Fernando e Humberto Campana. E poi il tavolo Capriccio, disegnato da un nuovo ingresso per l’azienda, Jacopo Foggini. Tutti insieme nelle presentazioni “Shining” ospitate nello stand al padiglione 12 di Fiera Milano a Rho e nello showroom di via Ciovassino 3 durante i Saloni milanesi, entrambe curate da Massimo Morozzi.
1987: un esordio anticonvenzionale con la collezione “I nuovissimi”, pezzi di giovani designer alle loro prime prove con la produzione di serie.
Un forte sviluppo basato sulla qualità, l’innovazione, la funzionalità e la formalità dei suoi prodotti.
Un percorso design oriented, guidato dall’art direction di Massimo Morozzi, noto esponente del movimento radicale, che ha dato riconoscibilità e coerenza alle collezioni.
Un’attitudine da talent scout che le ha permesso di raccogliere attorno al progetto le personalità più interessanti del nuovo design.
Un approccio multiculturale, sensibile ai linguaggi dell’arte, della moda e del costume, che l’ha condotta a produrre pezzi segnale, divenuti icone del design contemporaneo.
L’abilità nell’utilizzare tecnologie avanzate e sapiente manualità.
Un uso felice e libero del colore in un’ampia varietà di tonalità.
Una continua sperimentazione sulle materie, dal tessile, ai pellami, ai metacrilati, ai legni… e sulle loro lavorazioni, per dare ai prodotti una finitura sempre più espressiva.
La capacità di utilizzare le competenze tacite del proprio territorio e di cogliere i fermenti vitali di paesi lontani.
Il talento nel trasformare i localismi in un linguaggio globale, capace di parlare sia alla ragione sia all’emozione.
Un catalogo paragonabile a una galleria di personaggi, ciascuno con la propria singolare storia.
Una serie di imbottiti che hanno rinnovato la storia del comfort, adattandosi al corpo e accompagnandolo in ogni sua possibile postura.
Mobili componibili in una pressoché infinita varietà di configurazioni per costruire vere e proprie architetture domestiche.
La scelta del “glamour” e dell’altissima qualità per esaltare il valore di ogni prodotto, senza cadere in ridondanze decorative.
Un’immagine brillante, sempre in anticipo sui tempi, che l’ha imposta all’attenzione dei media.
Una presenza incisiva che le ha consentito di partecipare a importanti mostre in Italia e all’estero, di essere presente nelle collezioni di importanti musei – tra gli altri, il MoMA di New York, il Beaubourg e Les Arts Décoratifs di Parigi – e di arredare prestigiosi spazi privati e pubblici.
Una filosofia d’impresa, autonoma dalle suggestioni degli stili, che ha dato nuova energia al design italiano.
2007: per il ventesimo compleanno, una festa nel nuovo showroom di Perignano (Pisa) e la pubblicazione, dopo “Interiors with Edra” (ottobre 2006), di “True stories con Edra”, un piccolo libretto di ricordi di vent’anni di lavoro.
2009: una nuova conferma della propria personale vocazione con la presentazione dei nuovi prodotti, il divano Cipria, il contenitore a colonna su ruote Segreto, il mobile singolo Scrigno e la specchiera da parete Miraggio, tutti di Fernando e Humberto Campana. E poi il tavolo Capriccio, disegnato da un nuovo ingresso per l’azienda, Jacopo Foggini. Tutti insieme nelle presentazioni “Shining” ospitate nello stand al padiglione 12 di Fiera Milano a Rho e nello showroom di via Ciovassino 3 durante i Saloni milanesi, entrambe curate da Massimo Morozzi.



