Pack, Flap e Cicladi. I divani e i tavoli arredano il soggiorno sviluppato intorno a un grande camino-scultura sospeso e offrono un doppio affaccio sull’interno e sul paesaggio. Sullo sfondo la poltrona Favela nella terrazza.
luglio 2026
Vivere la Montagna
Un attico a Madonna di Campiglio per condividere la natura.
Il contesto in cui si trova questa casa di vacanze progettata dall’architetto Sandro Scaramuzza è quello alpino, tra i più belli a dire il vero, molto conosciuto come stazione invernale, ma godibile in tutte le stagioni. A scoprire Madonna di Campiglio come paradiso sciistico furono per primi gli inglesi all’inizio del Novecento, ma fin dal secolo precedente era stata scelta come luogo di villeggiatura dalla nobiltà e dalla ricca borghesia Mitteleuropea attratte dalla bellezza delle Dolomiti.
Nel progetto sembrano incontrarsi due filosofie dell’abitare, l’una all’altra opposta. Modernità e trasparenza da un lato, calore e richiamo alla tradizione dall’altro. È un’opposizione solo apparente, perché entrambe le visioni dialogano tra di loro e raggiungono l’obiettivo di creare un interno sofisticato, funzionale e scenografico che riconosce nel paesaggio il vero protagonista.
Quattro piani fuori terra, un tetto a falda appena accennata, pilastri in legno che si aprono a V imprimendo alla facciata un certo dinamismo, parapetti trasparenti che permettono allo sguardo di spaziare: questi gli elementi architettonici dell’edificio nel quale, all’ultimo piano, si trova l’appartamento illustrato dalle immagini.
L’affaccio è privilegiato: attico mansardato, vista dall’alto del paese e di tutte le valli che lo circondano e, allo stesso tempo, privacy assicurata dalla posizione.
Un interno panoramico, un osservatorio sulla natura dal quale è possibile registrarne i cambiamenti, dal passaggio delle nuvole ai primi fiocchi di neve. Uno spettacolo privato, sempre in movimento. “La richiesta dei committenti – spiega l’architetto Sandro Scaramuzza – era quella di un’abitazione calda come uno chalet montano che diventasse anche il palcoscenico di pezzi di design importanti”.
Era dunque necessario stemperare la sensazione di apertura totale delle vetrate che si sviluppano su tre lati, bilanciare con scelte adeguate la potenza della natura che si impone alla vista e raccogliere la sfida di un interno quasi privo di pareti.
La scelta si è orientata verso un uso ampio del legno, materiale che qui ha il suo habitat e che porta impresso nelle venature e nei nodi la memoria del tempo. Invecchiando diventa sempre più sofisticato e, a seconda delle tecniche che lo trattano, mostra aspetti diversi della sua personalità. Larice, abete, cirmolo, le essenze utilizzate in questo progetto sono numerose e ciò che le accomuna è la loro provenienza, frutto del recupero di vecchie tavole utilizzate nei masi della zona. Le loro sfumature dal naturale al grigio, al nero, contribuiscono a determinare una precisa atmosfera: rivestono i pavimenti, diventano boiserie su alcune pareti e danno vita a elementi d’arredo. Nella camera padronale separano la zona letto dal bagno en suite, con una parete di assi affiancate che mantengono la loro naturale irregolarità e tra le fessure lasciano filtrare la luce. In legno è anche il tetto inclinato, con travi lamellari e assito invecchiato per renderlo omogeneo al resto dell’ambiente. Nella zona giorno aperta, l’ampia cucina e il living sono spazi fluidi privi di filtri, anche il tavolo, importante per dimensioni, disegnato su misura per accogliere un bel numero di commensali, celebra il legno: grandi tronchi fungono da supporto al piano composto da tavole di notevole spessore. Ad essere celebrata qui è anche la convivialità: gli incontri con gli amici in una baita ipercontemporanea.
Il tema dell’arredamento è una voce rilevante nell’insieme del progetto con una serie di pezzi che hanno dato slancio agli interni. Non ci sono scelte scontate nel solco della tradizione montana, piuttosto l’introduzione di materiali inaspettati, quali il policarbonato, e di forme dove funzionalità ed arte si mescolano, che rendono espressiva l’abitazione e introducono elementi di colore a interrompere i toni naturali del legno. Il morbido Pack in tessuto e pelliccia bianchi e il più rigoroso Flap, in pelle marrone, sono i divani affacciati sul grande camino che, simile a una scultura sospesa, è completato da un contenitore rotondo, anch’esso in ferro, realizzato su disegno. Oggetti che non hanno un retro: grazie alla loro attitudine ad essere vissuti a 360 gradi liberano le pareti e aprono lo spazio. “Abbiamo voluto privilegiare le forme organiche che sembrano quasi avvolgersi intorno al camino – racconta il progettista – Qui, come anche in cucina, abbiamo scelto di mantenere la trasparenza delle grandi pareti vetrate senza bisogno di tende, presenti solo nella camera da letto dove era necessario oscurare l’ambiente”.
Due zone che completano il progetto meritano attenzione: l’esterno e la mini spa collocata a un livello inferiore rispetto all’abitazione. Il primo, in parte coperto, è generato da una sorta di galleria che si sviluppa tutt’intorno alle vetrate dando vita a uno spazio intermedio che consente usi diversi: prolunga gli ambienti quando le porte scorrevoli sono aperte e offre angoli relax dai quali godersi il tramonto. Nella porzione scoperta, invece, ha trovato posto un grande braciere intorno al quale raccogliersi a osservare il cielo stellato.
La spa, curata in ogni dettaglio sia illuminotecnico sia scenografico, è dotata di vasca idromassaggio doppia, doccia emozionale, cromoterapia e sauna. Una doppia parete in legno, sapientemente illuminata, appare come il fondale di un teatro dedicato al benessere.
È l’intero appartamento ad essere pensato per regalare comfort e appagamento estetico, accostando stili, materiali e forme che generano una sensazione di equilibrio e di piacere.
Del resto, cosa c’è di più desiderabile che godersi lo spettacolo della pista della Coppa del Mondo di sci
appoggiati a un morbido orso bianco?





