Il giardino della villa all’alba. Le collezioni outdoor Edra ammIrano la luce del sole e il paesaggio.
settembre 2026
Dall’alba al tramonto a Saint-Tropez
Soglie, percorsi e variazioni di luce definiscono una villa in cui architettura, paesaggio e arredi diventano parte di un’unica esperienza di attraversamento
Ci sono architetture che si comprendono solo attraversandole. Che si costruiscono come sequenze di passaggi, scarti minimi e soglie capaci di mettere in relazione corpi, oggetti, elementi naturali e artificiali. La villa a Saint-Tropez progettata dall’ architetto Bart Vos, su un promontorio aperto verso la vegetazione e il mare, è una di queste: a un primo sguardo appare compatta, ma si rivela per gradi, attraverso scale, camminamenti, prospettive e atmosfere. Pur essendo una costruzione nuova, la residenza si inserisce nel contesto con la naturalezza delle cose che sembrano essere sempre state lì. “Abbiamo iniziato con un foglio bianco – racconta il proprietario – ma, fin dall’inizio, l’obiettivo era far nascere un’architettura capace di appartenere al luogo e alle nostre abitudini”.
La villa segue l’andamento del terreno, inciso, modellato, terrazzato. Per Vos la distribuzione degli spazi non è un esercizio astratto, ma nasce dall’osservazione dei modi dell’abitare: “Quando disegno, il mio racconto segue il ritmo delle ventiquattro ore”. Luce, soste, percorsi e viste contribuiscono a costruire l’esperienza quotidiana. “La pianta prende forma così, nel tempo. Guida il modo in cui ci si muove e ci si riposa, ciò che si vede e che si scopre”.
La zona giorno, al piano superiore, si apre verso le terrazze e il panorama; le camere, più in basso, trovano una dimensione raccolta e fresca; la cantina resta nascosta nel basamento. Anche il percorso esterno è parte del progetto: “Camminare intorno alla casa è un tema della mia architettura”. La villa diventa così un “paesaggio di funzioni”: ogni spazio suggerisce un gesto. Dall’ingresso lo sguardo corre verso il mare; da altri punti compaiono la piscina, il giardino interno, il verde, i tetti, le montagne. Ogni spazio apre una possibilità, invita a spostarsi. “È come se la pianta parlasse con te una sua lingua e ispirasse ad usarla”, dice Vos. In questo sistema di relazioni, la luce assume un ruolo centrale. È presenza costante, mai statica: cambia, si modula, diventa materia di progetto. “La luce naturale è importante. Bisogna giocarci. È come una vitamina per noi.”, afferma Vos. La stessa attenzione è riservata all’ombra, che dà profondità e intensità allo spazio: travi, archi, pieni e vuoti, logge e passaggi generano ombre mobili, che “rendono la casa più viva”.
Il proprietario riconosce nella luce una delle emozioni più forti dell’abitare: “Io amo la luce”, racconta. I momenti più intensi sono l’alba e il tramonto, quando le variazioni del Mediterraneo entrano negli ambienti. “È più di un sogno”. Di giorno la casa assorbe l’energia del sole che entra da est; di notte diventa più raccolta, quasi un altro luogo. “I colori del cielo penetrano nelle stanze e ogni giorno l'atmosfera è diversa”.
La materia contribuisce a dare alla villa questa qualità di appartenenza. Pietra, intonaco, legno e coppi tradizionali compongono un lessico essenziale, radicato nella Costa Azzurra ma reinterpretato in chiave contemporanea. Vos si definisce modernista e non sceglie la tradizione in modo nostalgico: non vuole riprodurre il passato, ma portarne gli elementi essenziali nel presente. “Le tegole, ad esempio, sono un materiale ancora attualissimo: funzionale, durevole, più efficace di molte soluzioni contemporanee”. Il tetto in legno, con la sua struttura e il suo ritmo, introduce texture e stratificazione negli interni. Non è soltanto copertura, ma parte dell’esperienza dell’abitare. Costruita a regola d’arte da artigiani locali. Vos definisce la relazione tra architettura e interni con un’immagine semplice e precisa: “L’interior design e l’architettura devono relazionarsi come fratello e sorella”. Non sono fasi separate, né linguaggi sovrapposti: lo spazio viene pensato insieme agli arredi, all’arte, alle viste e alle proporzioni. In questa relazione, Edra occupa un posto naturale. Per l’architetto i suoi divani e arredi possiedono qualità in sintonia con la casa: “Scultura, felicità, benessere, texture, movimento”. Sono oggetti confortevoli, capaci di avvicinarsi all’arte senza perdere funzionalità. “Senza alcuna fatica, si adattano”. Le forme organiche, gli schienali mobili e le superfici morbide introducono una libertà che completa la solidità dell’architettura. Edra era già parte dell’idea di casa: “Non era un’opzione”, racconta il proprietario della villa, “ma la risposta a ciò che considero fondamentale: l’estetica e soprattutto la qualità dell’esperienza. Stare seduti tutta la sera, conversare con gli amici e la famiglia”. La nuova collezione outdoor estende questa continuità tra interno ed esterno con la stessa delicatezza. In una residenza in cui le soglie vengono continuamente attraversate, questa qualità diventa essenziale. Perché le soglie sono uno dei temi più importanti del progetto. Arcate, logge, portici e terrazze costruiscono una successione di spazi intermedi: interno ed esterno si sovrappongono senza coincidere. L’architettura non cerca la trasparenza assoluta, ma lavora per filtri, profondità e stratificazioni. Gli archi richiamano la tradizione della Côte d’Azur, ma Vos li interpreta con una presenza più netta. Servono a dare profondità alla facciata e a creare una sequenza di piani quasi teatrale. La casa non mostra tutto subito: invita a scoprire, a cambiare quota, a sostare in zone dove non si può fare altro che “nulla”. Ma anche questa diventa una funzione: fermarsi, contemplare, percepire la bellezza.
La bellezza di una natura che l’architettura lascia entrare: il patio che incorpora un albero, i balconi con fioriere destinate ad avvolgere gli spazi, la quota leggermente rialzata della casa rispetto alle chiome, che fa percepire il verde cresciuto quasi come una foresta. Architettura, interni e paesaggio diventano un unico organismo.
Anche la piscina è integrata tra volumi, rocce e materiali. Vos l’ha voluta scura, quasi nera, perché “è il colore più bello in natura, come un verde profondissimo”. La pool house completa l’insieme come ultimo elemento di un quadro: “Il dipinto non era finito. Dovevamo aggiungere qualcosa”.
Il giardino, affidato a Piet Oudolf, conferma l’idea di una casa che non contiene semplicemente la natura, ma la fa sua come materia viva, mutevole. Il proprietario desidera trovare qui una forma di quiete, pur restando vicino al centro di Saint-Tropez: camminare, ascoltare gli uccelli, vivere la socialità. È una casa per accogliere: “Tutti sono benvenuti”, dice. L’architettura non cerca la spettacolarità fine a sé stessa, ma costruisce le condizioni per stare bene, incontrarsi, ricordare.
Per questo Vos rifiuta l’idea del replicabile. La casa non potrebbe essere spostata altrove: “Appartiene a questo terreno, al cliente, a questa atmosfera di Saint-Tropez e della Côte d’Azur”. È un progetto unico, nato per una famiglia, un clima, una topografia, un modo preciso di guardare il mare e di muoversi tra interno ed esterno. Vos immagina un’architettura capace di invecchiare, come il legno o la pelle che diventano più belli con il tempo. “Questa casa, anche se è molto nuova, è già matura, e crescerà nel tempo”.
In questa idea di durata, gli arredi Edra diventano parte di un paesaggio domestico destinato a restare. Non seguono una moda, ma accompagnano il tempo. “Ogni giorno sono diversi, ogni giorno sono belli - dice Vos - ogni giorno regalano un sorriso”. È forse questa la qualità più vicina allo spirito del progetto: cambiare senza perdere la propria identità.





